TV free e Pay TV; Digitale Terrestre, Satellite e IPTV; Canali generalisti e Canali tematici; Web e Televisione; TV nazionali e TV locali; aspetti di Business e Regolamentari.
Davvero tanti i temi dibattuti dagli attori e decisori del sistema televisivo italiano nel corso dell’evento “TV Revolution… verso la TV All Digital” tenutosi lo scorso 20 ottobre a Roma e organizzato da Business International. Due presentazioni, sei diversi panel e una tavola rotonda finale hanno reso la giornata estremamente ricca ed intensa sia per il pubblico che per i relatori, tra i quali peraltro spiccava abbastanza l’assenza di Sky.
Tra gli input più interessanti vale la pena di segnalare: il tema, assolutamente trasversale, della “sostenibilità” dei modelli di business, quello dei rapporti tra web e televisione, quello relativo alla centralità del consumatore e quello della regolamentazione del settore.
Partendo da quest’ultimo è apparso chiaramente che la regolamentazione del settore radiotelevisivo in Italia è ancora piuttosto confusa e carente in diversi aspetti, ma proprio per questo è risultato molto utile il quadro della situazione esposto dallo Studio Legale Portolano Colella e Cavallo, il più importante studio legale in Italia specializzato nel settore dei Media.
Le opportunità offerte oggi dal settore sono ampie sia per gli attori già esistenti (per esempio la possibilità offerta oggi dal legislatore di fare “product placement”) che per i new comer (una su tutte la possibilità di concorrere per l’assegnazione dei 5 multiplex DTT che saranno assegnati come dividendo digitale entro i primi mesi del 2010) e conoscere bene le norme che lo regolamentano è fondamentale per tutti i player.
Passando ai temi di business più stretto, la questione della “sostenibilità” dei modelli di business è uno dei temi centrali e non solo per il settore televisivo. Uno degli effetti del passaggio completo al digitale è infatti la moltiplicazione dei canali anche nella classica televisione free terrestre.
I canali si moltiplicano, l’offerta per i telespettatori aumenta drammaticamente, ma i modelli di business per il momento rimangono due: il classico modello basato sulla pubblicità e il modello pay (ad abbonamento o pay per view che sia). Il rischio è che la torta, soprattutto quella pubblicitaria, resti più o meno la stessa ma che debba essere divisa in molte più parti e quindi non sia sufficiente a sfamare tutti.
Si pone quindi un problema di struttura dei costi, ovvero di avere un sistema che sia in grado di fornire il prodotto necessario a costi compatibili. Insomma, se la distribuzione del segnale evolve dall’analogico al digitale, anche il prodotto, ovvero i contenuti, devono evolvere in tal senso per avere un sistema che si sostiene e rende.
Per quanto attiene al rapporto tra Web e Televisione, sembra finalmente che anche gli operatori televisivi nostrani stiano iniziando a rendersi conto che è un tema da affrontare seriamente. Lasciando perdere le disquisizioni terminologiche che lasciano il tempo che trovano (chi parla di “ibridazione”, chi di “integrazione”, chi di “convergenza”), si guarda con attenzione ai nuovi modelli già sperimentati all’estero (per es. “catch-tv”, “over-the-top-tv”) e si cerca di comprendere come Web e TV si sposeranno (cosa che inevitabilmente accadrà).
E’ un inizio, anche se francamente non si ha l’impressione (a parte alcune eccezioni) che Internet sia un mondo davvero conosciuto e soprattutto vissuto dagli attuali attori e sembra che l’approccio sia voler portare i modelli televisivi sul web piuttosto che immergersi profondamente nell’esperienza internet per comprendere la rete ma anche e soprattutto i consumatori, cittadini, telespettatori che oggi la vivono e partecipano quotidianamente.
E ciò introduce il tema del “consumatore” che risulta quasi sempre assente dalle dissertazioni dei decisori d’azienda in questi convegni. Anche in questa occasione il tema infatti è stato introdotto da un attore “esterno”, il Prof. Celata, Direttore scientifico di Multimedialab alla Università Sapienza, che ha invitato tutti a porsi di più nell’ottica del consumatore che oggi appare sempre più frammentato nei suoi consumi e disperso in mezzo a tante piattaforme e canali.
Già in altre occasioni abbiamo avuto modo di dire che oggi le persone – nella doppia veste di cittadini e consumatori – si evolvono molto rapidamente, hanno una capacità critica assolutamente più spiccata rispetto al passato, si stanno velocemente riprogettando – al di là dell’attuale situazione di criticità – e sono molto più in grado di valutare l’offerta dello Stato e delle Aziende, rispetto a qualche anno fa. I rapporti, un tempo“verticali”- la gente dipendeva da tutto -, ora si desidera siano “orizzontali”: si vuole essere partner dello Stato e delle Aziende. Ma purtroppo si scopre che sia Stato che Aziende non vanno nella direzione auspicata: sono centrati su loro stessi, e non sui cittadini/consumatori, e sviluppano strategie definite spesso pericolose e non condivisibili.
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